Il metodo completo, aggiornato al 2026: dove l’intelligenza artificiale lo potenzia, e dove conviene spegnerla

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Perché certi problemi tornano sempre

C’è una categoria di problemi tecnici che non si chiude mai davvero. Si risolve, e sei mesi dopo torna con un’altra faccia. Oppure si risolve a metà, perché per farlo bisognava rinunciare a qualcosa d’altro — peso contro rigidità, sicurezza contro produttività, costo contro durata — e alla fine si è scelto il compromesso meno doloroso.

Quel compromesso non è una soluzione. È il modo elegante di non risolvere.

Il Problem solving Sistematico serve esattamente qui: dove il problema non si scioglie perché è mal posto, o perché nasconde due esigenze opposte che nessuno ha ancora messo l’una davanti all’altra. E TRIZ — acronimo russo per «Teoria per la risoluzione inventiva dei problemi» — è, fra i metodi disponibili, l’unico costruito guardando come i problemi difficili sono stati effettivamente risolti, invece di immaginare come si dovrebbero risolvere.

Nasce dall’analisi sistematica delle banche dati brevettuali: centinaia di migliaia di invenzioni, e la scoperta che le soluzioni inventive si ripetono.

Che cosa fa TRIZ che le altre tecniche non fanno

  • Non fa mediare. La Contraddizione obbliga a tenere insieme le due esigenze opposte invece di scegliere quella che piace di più. È il contrario del brainstorming, che tende a convergere sull’idea del partecipante più convincente.
  • Fissa i criteri prima. L’IFR — il risultato ideale finale — si scrive prima di vedere le soluzioni. Impedisce di riadattare i criteri alla soluzione che nel frattempo è piaciuta, che è il modo in cui la maggior parte delle decisioni tecniche viene razionalizzata a posteriori.
  • Guarda fuori dal reparto R&D. Trend Evolutivi, Risorse, Effetti: direzioni che non derivano dalle preferenze del Team di sviluppo, ma da fuori la stanza.

Un metodo del 1946 regge nel 2026?

È la domanda giusta da farsi, e la risposta è sì — non per fede, ma perché è già successo.

Negli anni Ottanta una delle promesse di TRIZ era l’accesso al patrimonio delle soluzioni: il database brevettuale, i database degli effetti fisici, il trasferimento di un’idea da un dominio tecnico a un altro. Poi sono arrivati i motori di ricerca e hanno reso banale il recupero. In molti diedero il metodo per superato.

TRIZ non è morto. Il valore si è semplicemente spostato: non più «dove trovo l’analogia», ma «come formulo il problema perché l’analogia sia trovabile».

L’intelligenza artificiale generativa ripete oggi lo stesso passaggio, su scala molto maggiore: rende banale anche la generazione. E lascia fuori le stesse tre cose di allora, che sono precisamente quelle che TRIZ insegna — formulare il problema, decidere a cosa si rinuncia, prendersi la responsabilità della scelta.

Che cosa è cambiato negli ultimi due anni

Sono tre cose, e la terza è quella che conta.

1. Il database degli effetti è finalmente utilizzabile. Il trasferimento “cross-dominio” era la parte più affascinante e più scomoda della metodologia: bellissima in teoria, faticosa in pratica. Formulata la funzione in linguaggio astratto, oggi un modello attraversa domini che nessun repertorio cartaceo copriva.

2. Il Principio Inventivo è ciò che punta l’imbuto. Senza vincoli la generazione converge sulla soluzione media — il centro di ciò che è già stato scritto — e quel punto d’arrivo non l’ha scelto nessuno. Il Principio Inventivo decide dove l’imbuto va a stringersi. Entrambi convergono: la differenza è verso cosa.

3. E ci sono fasi in cui va spenta. È il punto che distingue un corso aggiornato da un corso con un capitolo sull’AI aggiunto in fondo. Su un esperimento preregistrato con 758 consulenti, dentro il raggio di capacità dello strumento si osservano +12,2% di attività completate e −25,1% di tempo; fuori da quel raggio, 19 punti percentuali in meno di risposte corrette. Il confine non è visibile a chi lavora. In aula si costruisce un protocollo che dice, fase per fase, dove l’AI entra e dove viene spenta — e la regola sull’uso avversariale, che è la meno intuitiva di tutte: quando si usa l’AI per attaccare una soluzione, non si dichiara mai quale posizione si sostiene. Un dissenso ottenuto chiedendolo non è un dissenso.

I due moduli

La prima giornata del modulo approfondito coincide con il modulo base. Chi ha già fatto il base, anche anni fa, può acquistare la sola seconda giornata.

Modulo base · 8 ore

TRIZ: il metodo e i suoi strumenti fondamentali

Un corso TRIZ completo, applicato in aula a un problema che l’azienda ha davvero.

OreBlocco
0,5Problemi inventivi e inerzia psicologica
1,0Network of Problem — mappare la situazione finché i conflitti veri emergono
1,5Analisi Funzionale — azione utile, insufficiente, eccessiva, dannosa
0,5Multischermo — sistema, sovrasistema, sottosistema, passato e futuro
0,5Risorse — l’inventario di ciò che c’è già e non state usando
1,0IFR — la soluzione ideale e i criteri, fissati prima delle soluzioni
1,5La Contraddizione — tecnica e fisica
1,0Principi Inventivi e Matrice — i 40 principi e i 39 parametri, su un caso del vostro settore
0,5Applicazione e chiusura

Cosa esce dall’aula: il modello funzionale di un sistema reale, la Contraddizione che lo blocca, e le soluzioni generate con i Principi Inventivi.

Modulo approfondito · 16 ore

TRIZ avanzato, e il protocollo sull’uso dell’AI

Per chi deve produrre soluzioni, non solo capire il metodo.

OreBlocco
1,5Analisi Su-Field — modellare l’interazione che non funziona
1,5Soluzioni Standard — gli schemi risolutivi codificati
1,0Effetti e analogie cross-dominio — qui l’AI lavora a massimo regime
1,0Trend Evolutivi — dove sta andando il vostro sistema tecnico, e il design around
1,0Il protocollo di fase, compilato sul vostro processo reale
0,5Cenni ad ARIZ — l’algoritmo completo
1,5Workshop conclusivo

Cosa esce dall’aula: il portafoglio di concept con i criteri applicati e gli scarti motivati, il protocollo di fase e lo standard operativo.

Il Network of Problem, che nel modulo base c’è sempre

Non è uno strumento TRIZ, e sta stabilmente nel programma per un motivo preciso. È una mappa ad albero che alterna i problemi alle soluzioni parziali proposte, e la forma stessa della mappa dice qualcosa:

  • più rami convergono sullo stesso sotto-problema → è lì il collo di bottiglia, ed è lì che conviene lavorare;
  • la mappa si chiude ad anello → quasi sempre il problema era posto male, e il sotto-problema che riappare esisteva già prima;
  • una soluzione parziale genera un nuovo problema → avete una Contraddizione pronta, con i due parametri in conflitto già identificati.

È anche l’anello che porta fuori dall’aula: la rete è già una struttura di lavoro, e da lì al backlog di un progetto gestito in modo Agile il passo è breve.

Come si lavora

30% teoria, 70% pratica sui vostri casi. Il corso si tiene in azienda, sui vostri sistemi e sui vostri disegni.

Prima dell’aula — mezz’ora al telefono con il vostro referente: raccolgo contesto, aspettative e due problemi reali da usare come esercitazione.
Le prime ore — lo strumento, spiegato su un caso del vostro settore. Gli esempi non sono quelli del manuale del 1984.
Le ore centrali — si lavora sul vostro sistema: alla postazione, in officina, sui vostri disegni.
L’ultima ora — si scrive il documento: cosa si è capito, cosa si prova, chi lo fa entro quando.
I trenta giorni dopo — si applica, poi si verifica cosa ha tenuto e cosa va corretto.

A chi si rivolge

Ufficio tecnico, R&S e progettazione — chi deve inventare, migliorare o superare un vincolo tecnico. Produzione, manutenzione e qualità — chi affronta problemi ricorrenti che tornano dopo essere stati risolti. Chi si occupa di brevetti e proprietà intellettuale — Contraddizione e Trend Evolutivi sono gli strumenti del design around.

Gruppi da 6 a 12 partecipanti. Sopra i 12 l’esercitazione perde efficacia e il modulo diventa una conferenza.

Cosa resta in mano, e come si verifica

Sempre incluso: attestato di frequenza con titolo, ore e contenuti, compatibile con la rendicontazione dei canali finanziati. Più il documento operativo prodotto in aula e la dispensa, che restano all’azienda.

Su richiesta: attestato di competenze, con test in ingresso e in uscita e griglia di osservazione durante l’esercitazione. L’azienda riceve il delta fra prima e dopo, in forma aggregata e anonima.

Il follow-up a 30 giorni: a trenta giorni un’ora a distanza con il gruppo — cosa è stato applicato, dove ci si è bloccati. A sessanta giorni, mezza giornata in azienda, opzionale, per sistemare lo standard su quello che è emerso.

Il metodo, sui problemi veri

Alcuni dei progetti di sviluppo prodotto seguiti da EGG Solutions applicando esplicitamente TRIZ con il Team R&D:

  • Porta blindata da 100 kg — servivano tre o quattro persone per trasportarla, con costi di installazione elevati. Esito: porta modulare, più sistemi di carico e trasporto di dimensioni ridotte.
  • Macchine per lo spacco della pietra — le mani dell’operatore vicine al tagliente: la sicurezza rendeva il processo poco efficiente, o il processo poco sicuro. Esito: un sistema di sicurezza che garantisce un colpo ogni quattro secondi.
  • Lavorazione del porfido in cava — il 32% dei sottoprodotti finiva in discarica. Esito: riduzione della quota in discarica e selezione degli inerti fini per l’agricoltura.
  • Impianti di risalita — in caso di soccorso serviva verificare la presenza di persone su ogni cabina, con evacuazione lentissima. Esito: un sistema di controllo accessi che agevola l’evacuazione forzata.
  • Stufa ad accumulo artigianale — l’inerzia termica rendeva la distribuzione del calore poco flessibile. Esito: gestione del calore nel tempo e trasferimento in ambienti separati.
  • Turbine Pelton negli acquedotti — ogni impianto richiedeva un’analisi ad hoc, con progettazione troppo cara rispetto al margine. Esito: standardizzazione dei componenti dell’opera elettromeccanica.

Altri casi

Chi conduce questo il corso

Emanuele Gecele, facilitatore del cambiamento e fondatore di EGG Solutions.

Ho incontrato TRIZ dall’altra parte del tavolo. Nel 2008 stavo nell’ufficio tecnico dell’azienda di famiglia, la Gecele Franco Srl, e siamo stati fra le cinque aziende artigiane selezionate dal bando della Provincia autonoma di Trento per il percorso di sperimentazione della metodologia. Il nostro progetto era un nuovo sistema di riduzione dei rifiuti domestici differenziati. Il metodo l’ho applicato al mio lavoro, formato da Filippo Silipigni, prima che a quello di un cliente. Da lì è cambiato il mestiere: CEii Trentino mi ha chiamato come referente della seconda edizione del bando e assunto come collaboratore. Fra il 2009 e il 2010 ho seguito nove aziende artigiane trentine sempre con Filippo Silipigni. Mi sono poi formato con Gaetano Cascini, con cui ho collaborato dentro Apeiron, l’Associazione per l’Innovazione Ragionata. Insegno TRIZ dal 2009: Università di Trento e Libera Università di Bolzano, MART di Rovereto, BarCamp Facilitazione di Bologna, convegno SIMM,… Questi diciotto anni servono a farvene risparmiare altrettanti. L’obiettivo non è che dipendiate da me: è che al prossimo problema che non si risolve sappiate da dove cominciare

Domande frequenti

Devo già conoscere TRIZ per partecipare al modulo base?
No. Il modulo base parte dai problemi inventivi e dall’inerzia psicologica e arriva ai Principi Inventivi: è un corso TRIZ completo. Serve invece un background tecnico — chi progetta, produce o mantiene qualcosa.

Ho già fatto un corso TRIZ anni fa. Cosa mi conviene?
La seconda giornata del modulo approfondito, che è acquistabile da sola. Copre Analisi Su-Field, Soluzioni Standard, Effetti, Trend Evolutivi, cenni ad ARIZ e il protocollo sull’uso dell’AI — cioè la parte della metodologia che di norma resta fuori dai corsi introduttivi.

È un corso sull’intelligenza artificiale?
No, ed è il malinteso da sciogliere subito. È un corso TRIZ, in cui una parte del programma dice dove l’AI potenzia il metodo e dove lo degrada. Chi cerca un corso di prompting troverà troppo poco; chi cerca un corso TRIZ che sappia stare nel 2026 troverà quello che serve.

Dove si tiene?
In azienda, sui vostri sistemi. È la modalità che i clienti preferiscono, e l’unica in cui l’esercitazione lavora su un problema reale invece che su un caso di scuola.

Quanti partecipanti?
Da 6 a 12. Gli orari si definiscono in modo da essere compatibili con la produzione, e il modulo da 8 ore si può erogare in giornata unica o in due sessioni da 4 ore a una settimana di distanza, con un compito in mezzo.

È finanziabile?
Sì, sui fondi interprofessionali, sul credito d’imposta formazione e sulla programmazione FSE+. EGG Solutions ha anche l’esperienza di gestione e rendicontazione di progetti finanziati; l’ammissibilità va verificata bando per bando e azienda per azienda.

Che cosa devo preparare prima?
Due problemi tecnici veri, che raccogliamo insieme nella mezz’ora al telefono. Non serve altro.

Il primo passo è una mezz’ora al telefono

Raccogliamo due problemi tecnici che avete oggi. Servono a capire se basta il modulo base o se conviene il percorso da 16 ore, a capire il vostro contesto, background ed esigenze, ed eventualemente a costruire l’esercitazione sui vostri interessi invece che su esempi da manuale.

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